News
July 2026
Sono stato invitato dalla Biblioteca Amilcar Cabral di Bologna a partecipare a FUORI-CENTRO, una rubrica social pensata per l'estate, in cui mi è stato chiesto di condividere alcuni riferimenti che considero particolarmente significativi per la mia pratica artistica.
Quello che trovate qui sotto è il testo integrale, nelle versioni italiana e inglese. Dopo una breve introduzione al mio percorso, condivido un consiglio di lettura, uno di visione (un profilo Instagram), uno d'ascolto e un luogo. Questa scelta nasce anche dalla mia permanenza ad Hà Nội, un'esperienza che sta inevitabilmente orientando molte delle riflessioni che attraversano questo periodo.
Buona lettura!
~ FUORI CENTRO ~ è un format pensato per questi caldi mesi estivi. Poiché esiste un intero universo di letture, arti, musica, moda e fashion che spesso non riusciamo a intercettare — ma che molti frequentano e da cui si lasciano ispirare — abbiamo deciso di dedicare uno spazio a espert* e appassionat* che attraversano la biblioteca perché ci segnalino alcuni di questi contenuti e proposte.
Ogni settimana chiediamo loro un consiglio di lettura, ascolto e visione, con l'intento di scardinare, sconfinare, smarginalizzare, trasformare e costruire nuovi possibili centri. Abbiamo anche chiesto di mandarci una foto che li rappresenti - il loro spazio di lavoro, i libri, la scrivania con i vari oggetti, etc etc.
ITA
~ FUORI CENTRO ~
con Marcello Coslovi
È un luogo che sento molto vicino alla mia idea di pratica culturale e che risuona profondamente con Sugar Paper, lo spazio che ho co-fondato a Modena, condividendo una particolare attenzione per il libro fotografico. Durante questo periodo ad Hà Nội ho l'onore di collaborare con loro: mi hanno messo a disposizione una scrivania da utilizzare come ufficio, e quella che vedete nella foto è proprio la mia postazione di lavoro.
~ FUORI CENTRO ~
con Marcello Coslovi
- Mi chiamo Marcello Coslovi (b. 1992) e sono un artista visuale con base tra Modena, Milano e Hà Nội (Vietnam). Nella mia pratica artistica, radicata in una prospettiva interculturale e orientata a processi collaborativi, indago principalmente temi legati alle discriminazioni, alle vulnerabilità e alle condizioni di marginalizzazione, interrogando al contempo la mia posizione situata di fotografo, uomo, bianco e occidentale.
Nel 2023 ho co-fondato a Modena Sugar Paper, uno spazio culturale dedicato alla fotografia contemporanea e al libro fotografico. Sono inoltre co-direttore artistico di GU.PHO., festival internazionale dedicato alla fotografia vernacolare, d'archivio e anonima, dove approfondisco le pratiche di contro-archivio e il loro potenziale nel mettere in discussione le narrazioni dominanti.
Attualmente mi trovo ad Hà Nội, dove sto sviluppando un progetto fotografico di lungo termine. Questa esperienza alimenta una riflessione continua sulle possibilità e sui limiti della rappresentazione interculturale, in particolare rispetto ai temi della prossimità, dell'opacità e della responsabilità. Molte delle riflessioni che seguono nascono da questa esperienza.
- Un libro particolarmente significativo che ho letto recentemente è Viaggio ad Hanoi di Susan Sontag. Sontag è una scrittrice statunitense che ha dedicato molte delle sue riflessioni alla fotografia. Viaggio ad Hanoi è uno dei suoi libri meno conosciuti, ma a mio avviso rappresenta una lettura fondamentale sia per la fotografia contemporanea che per gli studi postcoloniali.
Pubblicato nel 1969, nasce dal viaggio che Sontag compie nel Vietnam del Nord nel maggio del 1968, nel pieno della c.d. guerra americana. Ciò che mi ha colpito maggiormente è la totale onestà con cui racconta la crisi delle proprie aspettative. Fin dai primi giorni si rende conto che gran parte dell'immagine che aveva costruito del Vietnam era il prodotto del proprio immaginario culturale e riconosce, più volte, i limiti delle categorie attraverso cui cerca di interpretare ciò che incontra.
È proprio questo, a mio avviso, a rendere il libro straordinario. Vedere non coincide necessariamente con il comprendere e ogni incontro conserva una parte irriducibile di opacità, per usare un termine di Édouard Glissant. In questo senso, Viaggio ad Hanoi diventa anche una riflessione sul vedere e sui limiti di uno sguardo situato quando si confronta con un contesto culturale altro.
- Il mio consiglio di visione è il profilo Instagram Beijing Silvermine. Si tratta di un progetto curato dal collezionista e artista francese Thomas Sauvin che, dal 2009, recupera negativi destinati alla distruzione da un impianto di riciclaggio alla periferia di Pechino. Oggi Beijing Silvermine raccoglie oltre 850.000 fotografie anonime realizzate tra il 1985 e il 2005 e rappresenta uno dei più importanti archivi dedicati alla fotografia analogica amatoriale in Cina. Attraverso queste immagini, il progetto restituisce uno spaccato della fotografia vernacolare cinese e apre una riflessione sulla memoria collettiva, sull’archivio e sulla circolazione delle immagini.
A partire da questo immenso patrimonio visivo, Sauvin ha realizzato numerosi libri fotografici straordinari. Uno dei miei preferiti è Until Death Do Us Part, un libro che riproduce la forma e le dimensioni di un pacchetto di sigarette e raccoglie fotografie di matrimonio rinvenute all'interno dello stesso archivio.
- Come consiglio di ascolto scelgo Essex Honey di Dev Hynes, in arte Blood Orange, artista britannico afrodiscendente residente negli Stati Uniti. È un album intimo, dedicato alla madre scomparsa nel 2023, che ruota attorno ai temi della memoria, del lutto, della casa e delle radici britanniche. Essex, infatti, è la contea inglese in cui Hynes è cresciuto.
Blood Orange mi porta spesso a pensare allo scrittore e fotografo Stanley Wolukau-Wanambwa, una delle voci più significative della fotografia contemporanea. Entrambi, artisti britannici neri residenti negli Stati Uniti, condividono una traiettoria diasporica che attraversa anche le loro ricerche. In One Wall a Web (2018), Wolukau-Wanambwa intreccia fotografia, scrittura critica e poesia per riflettere su come razza, genere e violenza siano inscritti nella modernità occidentale (bianca). Il libro interroga inoltre il ruolo della fotografia documentaria all'interno di queste dinamiche, esplorandone tanto le implicazioni quanto le possibilità di immaginare forme alternative di rappresentazione.
Il videoclip del brano Mind Loaded mi richiama immediatamente uno dei ritratti presenti in One Wall a Web.
P.S. La fotografia di copertina di Essex Honey proviene da Home is Not a Place, progetto del fotografo inglese Johny Pitts.
È un luogo che sento molto vicino alla mia idea di pratica culturale e che risuona profondamente con Sugar Paper, lo spazio che ho co-fondato a Modena, condividendo una particolare attenzione per il libro fotografico. Durante questo periodo ad Hà Nội ho l'onore di collaborare con loro: mi hanno messo a disposizione una scrivania da utilizzare come ufficio, e quella che vedete nella foto è proprio la mia postazione di lavoro.
ENG
~ FUORI CENTRO ~
with Marcello Coslovi
The photograph I chose as the cover image depicts a place that has become very special to me in Hà Nội: Matca, one of Vietnam's leading independent spaces dedicated to contemporary photography. Founded to support emerging artists and foster critical engagement with the photographic medium in a context where public institutions devoted to photography remain limited, Matca promotes a plurality of narratives about Vietnam and Southeast Asia through exhibitions, workshops, publications, and residencies, contributing to the questioning of simplified representations and dominant narratives.
It is a place that closely resonates with my own understanding of cultural practice and with Sugar Paper, the space I co-founded in Modena, particularly through our shared commitment to the photobook. During my time in Hà Nội, I have had the privilege of collaborating with Matca. They generously offered me a desk to use as my workspace, and the image you see on the cover is, quite simply, where I have been working
~ FUORI CENTRO ~
with Marcello Coslovi
- My name is Marcello Coslovi (b. 1992), and I am a visual artist based between Modena, Milan, and Hà Nội (Vietnam). My artistic practice is rooted in an intercultural perspective and collaborative processes, and primarily explores discrimination, vulnerability, and conditions of marginalisation, while continuously interrogating my own situated position as a photographer, a man, white, and Western.In 2023, I co-founded Sugar Paper in Modena, an independent cultural space dedicated to contemporary photography and the photobook. I am also co-artistic director of GU.PHO., an international festival devoted to vernacular, archival, and anonymous photography, where my research focuses on counter-archival practices and their potential to challenge dominant narratives.
I am currently based in Hà Nội, where I am developing a long-term photographic project. Living here has become an ongoing reflection on both the possibilities and the limits of intercultural representation, particularly around questions of proximity, opacity, and responsibility. Many of the reflections that follow emerge directly from this experience.
- One of the most significant books I have read recently is Trip to Hanoi by Susan Sontag. Although Sontag is best known for her influential writings on photography, Trip to Hanoi remains one of her lesser-known works. In my view, however, it is essential reading for both contemporary photography and postcolonial studies.Published in 1969, the book emerged from Sontag's journey to North Vietnam in May 1968, during the height of the so-called American War. What struck me most is the remarkable honesty with which she recounts the collapse of her own expectations. From the very beginning of the journey, she realises that much of the image she had constructed of Vietnam was shaped by her own cultural imagination, repeatedly acknowledging the limits of the interpretative frameworks through which she attempts to understand what she encounters.
This, to me, is precisely what makes the book so extraordinary. Seeing does not necessarily mean understanding, and every encounter retains an irreducible degree of opacity, to borrow Édouard Glissant's term. In this sense, Trip to Hanoi also becomes a reflection on vision itself and on the limits of a situated gaze when confronted with another cultural context.
- My viewing recommendation is the Instagram account Beijing Silvermine. Created by French collector and artist Thomas Sauvin, the project has, since 2009, rescued negatives destined for destruction from a recycling facility on the outskirts of Beijing. Today, Beijing Silvermine comprises more than 850,000 anonymous photographs produced between 1985 and 2005, making it one of the most significant archives of vernacular analogue photography in China. Through these images, the project reconstructs a fragment of China's vernacular photographic history while opening broader reflections on collective memory, the archive, and the circulation of images.Drawing on this extraordinary visual archive, Sauvin has also produced a number of remarkable photobooks. One of my favourites is Until Death Do Us Part, a publication designed in the shape and size of a cigarette packet, bringing together wedding photographs discovered within the archive itself.
- For my listening recommendation, I have chosen Essex Honey by Dev Hynes, better known as Blood Orange, a Black British artist based in the United States. Dedicated to his mother, who passed away in 2023, the album is an intimate meditation on memory, grief, home, and British roots. Essex, after all, is the English county where Hynes grew up.Blood Orange often brings to mind the writer and photographer Stanley Wolukau-Wanambwa, whom I consider one of the most significant voices in contemporary photography. Both Black British artists living in the United States, they share a diasporic trajectory that also informs their respective practices. In One Wall a Web (2018), Wolukau-Wanambwa weaves together photography, critical writing, and poetry to reflect on how race, gender, and violence are inscribed within (white) Western modernity. The book also examines the role of documentary photography within these dynamics, exploring both its implications and its potential to imagine alternative forms of representation.The music video for Mind Loaded immediately brings to mind one of the portraits featured in One Wall a Web.
P.S. The cover image of Essex Honey is taken from Home is Not a Place, a photographic project by the British photographer Johny Pitts.
The photograph I chose as the cover image depicts a place that has become very special to me in Hà Nội: Matca, one of Vietnam's leading independent spaces dedicated to contemporary photography. Founded to support emerging artists and foster critical engagement with the photographic medium in a context where public institutions devoted to photography remain limited, Matca promotes a plurality of narratives about Vietnam and Southeast Asia through exhibitions, workshops, publications, and residencies, contributing to the questioning of simplified representations and dominant narratives.
It is a place that closely resonates with my own understanding of cultural practice and with Sugar Paper, the space I co-founded in Modena, particularly through our shared commitment to the photobook. During my time in Hà Nội, I have had the privilege of collaborating with Matca. They generously offered me a desk to use as my workspace, and the image you see on the cover is, quite simply, where I have been working
Interview “How to Take One Photo”,
edited by Raffaele Vertaldi,
published in Il Fotografo,
no. 358 (print edition)
February 2026
![]()
edited by Raffaele Vertaldi,
published in Il Fotografo,
no. 358 (print edition)
February 2026



Lecture
05–12–25
Il 5 dicembre 2025 terrò una lecture nell’ambito delle Giornate di studio sul razzismo – VII edizione “Narrazioni”, parte del Festival della Migrazione – X edizione “Oltre il mare. Oltre i muri”, presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Modena.
Il mio intervento, intitolato “Margini urbani e segregazione spaziale: il libro fotografico come strumento di narrazione critica”, seguirà quello del Professor Alfredo Alietti (Università di Ferrara), autore del volume Interruzioni. Città, razzismo e politiche urbane (Mimesis, 2025), e approfondirà le tematiche della segregazione urbana e della marginalità da un punto di vista visuale, attraverso l’analisi di una selezione di libri fotografici di autori e autrici internazionali che hanno esplorato questi temi costruendo potenti contronarrazioni.
Dipartimento di Giurisprudenza
Via San Geminiano, 3 - Modena

Speciale diciottoventicinque 2026
14/15 febbraio, ore 10-18
28/02 e 01/03, ore 10-18
14 marzo, ore 10-18
28/29 marzo, ore 10-18
Sono felice di annunciare che Sugar Paper – nelle persone mie e di Alex Tabellini – sarà tutor dell’edizione 2026 di Speciale Diciottoventicinque.
Accompagneremo ragazze e ragazzi tra i 18 e i 25 anni in un percorso formativo nell’ambito di Fotografia Europea, guidandoli nella realizzazione di un progetto ispirato al tema dell’edizione 2026: “Fantasmi del quotidiano”.
Il lavoro finale entrerà a far parte del circuito ufficiale della manifestazione.
Nel corso di sette sessioni, guideremo la classe nello sviluppo di un progetto fotografico completo: dall’ideazione all’editing, dalla costruzione della sequenza fino alla definizione dell’output finale.
Gli incontri si terranno a Reggio Emilia (sede da definire), tranne quello del 28 febbraio/1 marzo che sarà a Modena, nella sede di Sugar Paper.
